🇮🇹 Proteggere e dare voce ai giovani ebrei LGBT prima che sia troppo tardi 🇮🇹

🇮🇹 Proteggere e dare voce ai giovani ebrei LGBT prima che sia troppo tardi 🇮🇹

I genitori di Adam Seef, un adolescente ebreo appartenente ad una comunità ortodossa modern di Johannesburg, in Sud Africa, mai si sarebbero potuti immaginare che non l’avrebbero visto tornare dal viaggio in Israele organizzato dall’associazione giovanile ebraica Ohrsom Student.

Al suo posto, sono giunti diversi messaggi, scritti sul suo smartphone prima che Adam si togliesse la vita.

«Provare a fingere di essere qualcosa che non sono di fronte a tutti voi sta diventando più difficile ogni giorno che passa, perché non sono l’eterosessuale che fingo di essere. Avrei voluto potervi dire tutto, e so che avreste capito, ma sotto sotto, so che il nostro rapporto sarebbe cambiato», ha scritto Adam in uno dei messaggi indirizzati ai suoi cari, riportati dal quotidiano sudafricano Sunday Times. «Vedo [i miei amici] allontanarsi da me, trovare il successo e l’amore eterosessuale, lasciandomi solo ed isolato».

Every Orthodox Rabbi Ought To Read This Book About The Lives Of LGBTQ Orthodox Jews

Every Orthodox Rabbi Ought To Read This Book About The Lives Of LGBTQ Orthodox Jews

Just a few days ago, a Jewish teenager from South Africa committed suicide while on an organized trip to Israel. Before dying, the 19-year-old—a first-year medical school student—wrote a note on his phone that he was struggling with his sexual identity and his place in the Modern Orthodox community he belonged to.

“Trying to pretend to be something I am not in front of you all is becoming more trying by the day as I’m not the heterosexual being I portray for you. I wish I could have told you guys everything and I know you would have understood, but deep down, I know our relationship would have changed,” the teenager reportedly wrote.

It’s crucial that Jewish institutions, leaders, and publications give visibility to the conversation on LGBT identities in Judaism, rather than avoiding it. The erasure of the issue is unlikely to stop tragedies like this to happen again. Only by having more open discussions on the matter we can try to foster an environment in which no teenager will ever bee so afraid to reveal their sexual identity that they prefer to die.

A New Program Offers A Space For Non-Binary Mitzvahs

A New Program Offers A Space For Non-Binary Mitzvahs

During middle school, Yoni Kollin took part in “Shevet,” a Jewish teen group in Los Angeles for boys post-bar mitzvah. The program, facilitated by Moving Traditions, a Jewish organization that provides progressive educational teen programming, offered a parallel program for girls, too, called “Rosh Hodesh.”

Yet for Kollin, neither program was a perfect fit. Kollin, who is now 18 years old and a senior in a high school on the Westside, identifies as non-binary and goes by the pronoun “they.” Read the full article here.

🇮🇹 Casa Bianca, il “family affair” che spaventa gli addetti alla sicurezza 🇮🇹

🇮🇹 Casa Bianca, il “family affair” che spaventa gli addetti alla sicurezza 🇮🇹

NEW YORK—I primi di aprile, un’addetta dell’ufficio della sicurezza del personale della Casa Bianca ha confermato voci di corridoio che circolavano da tempo: alcuni alti funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero «scavalcato» le regolari procedure di sicurezza per concedere ad almeno 25 dipendenti della Casa Bianca i security clearance, ovvero i nulla osta che permettono ai lavoratori di accedere a informazioni riservate. Uno dei venticinque pare essere Jared Kushner, senior adviser nonché genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Leggi l’articolo qui.

🇮🇹 Stati Uniti e Israele, le sfide della conferenza annuale di AIPAC 🇮🇹

🇮🇹 Stati Uniti e Israele, le sfide della conferenza annuale di AIPAC 🇮🇹

NEW YORK—Non è cominciata nel migliore dei modi l’edizione 2019 della conferenza annuale di AIPAC, la più importante lobby pro-Israele degli Stati Uniti, che quest’anno ha raccolto ben 18mila partecipanti a Washington.

Prima, con il tweet poco fortunato della deputata del Minnesota Ilhan Omar. «It’s all about the Benjamins baby», è tutta una questione di soldi, ha scritto a febbraio Omar riferendosi al supporto americano per Israele. È un mantra pericoloso, che secondo molti odora di stereotipo antisemita. Alla domanda di una giornalista del Forward a quali soldi si riferisse, Omar ha prontamente risposto: «AIPAC!», sollevando un gran polverone per aver sostenuto che l’organizzazione pro-Israele «compri» il sostegno dei politici americani. (Photo: Michael Gross/ Public Domain). Continua a leggere…